Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la Misura 1.7.2 “Rete dei Servizi di Facilitazione Digitale” ha dato vita a un’importante iniziativa di formazione sul territorio cuneese dal titolo “Sicurezza e truffe online”. Realizzato in collaborazione con enti locali come l’Università della Terza Età di Savigliano (UNITRE) e il consorzio Monviso Solidale, il progetto ha visto la facilitatrice Elisabetta Giacosa guidare una serie di incontri aperti alla cittadinanza per accrescere la consapevolezza e le competenze in materia di sicurezza digitale.
Un problema diffuso e trasversale
Le truffe online rappresentano un fenomeno in costante crescita in Italia. Nel 2024, si stima che quasi 3 milioni di italiani siano stati vittime di frodi legate all’e-commerce, con un danno economico complessivo che supera i 500 milioni di euro. Un dato sorprendente, emerso sia dagli incontri che da recenti indagini, è che a cadere più spesso nelle trappole dei truffatori non sono gli anziani, ma i consumatori più giovani, in particolare nelle fasce d’età 18-24 e 25-34 anni. Questo conferma la scelta del tema, che si è dimostrato di grande interesse per un pubblico eterogeneo, composto non solo da over 60, ma anche da quarantenni e cinquantenni preoccupati per la sicurezza propria e dei propri familiari.
Un approccio basato su concretezza ed empatia
L’approccio della facilitatrice è stato fondamentale per il successo dell’iniziativa. Utilizzando un linguaggio semplice e diretto, lontano da tecnicismi, e privilegiando esempi concreti tratti dalla vita di tutti i giorni (come email di phishing, SMS sospetti, telefonate ingannevoli e finti siti di e-commerce), è stato possibile rendere i concetti comprensibili a tutti, anche ai meno esperti.
Durante gli incontri, sono state condivise buone pratiche essenziali, come l’importanza di utilizzare password sicure, verificare la certificazione dei siti web (https), diffidare di messaggi allarmanti o sgrammaticati e non fornire mai dati personali per telefono. La proiezione di slide, video tutorial e la distribuzione di schede informative hanno ulteriormente supportato l’apprendimento.
L’elemento chiave è stato però il dialogo. Creando un clima di fiducia e di ascolto, anche grazie alla collaborazione con le Forze dell’Ordine locali, i partecipanti si sono sentiti a proprio agio nel raccontare le proprie esperienze, superando il senso di vergogna che spesso accompagna chi cade in una truffa. Questo ha permesso di affrontare il problema non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello psicologico, sottolineando che chiunque può essere una vittima e che denunciare è un atto fondamentale di tutela per sé e per gli altri.
Risultati e prospettive future
I partecipanti hanno acquisito strumenti pratici per riconoscere le principali minacce digitali e difendersi in autonomia. Molti hanno scoperto con sorpresa che le truffe sono un fenomeno trasversale che non risparmia nessuna fascia d’età o livello di competenza digitale.
Guardando al futuro, l’esperienza ha suggerito diversi spunti di miglioramento. Tra le proposte emerse vi è quella di organizzare laboratori pratici in piccoli gruppi per simulare il riconoscimento di una truffa, e di strutturare un percorso formativo a tappe con aggiornamenti periodici, per tenere il passo con l’evoluzione delle minacce digitali, come quelle legate all’intelligenza artificiale.
L’iniziativa si è rivelata un esempio virtuoso di come la formazione e la sensibilizzazione possano rappresentare un presidio fondamentale sul territorio. L’auspicio è che queste attività vengano istituzionalizzate e integrate in programmi di welfare digitale, investendo in un’educazione digitale continua, capillare e accessibile a tutti, per costruire una vera e propria cultura della sicurezza e della fiducia.

